Storia

Santarcangelo Festival è uno dei più importanti festival italiani dedicati al teatro contemporaneo, alla danza e alle arti performative, nonché il più antico e longevo, fondato nel 1971. Dal 2017 la direzione è affidata alla curatrice Eva Neklyaeva in collaborazione con Lisa Gilardino.

Direzione artistica: Piero Patino
La prima edizione ha luogo nel 1971 con il nome di Festival Internazionale del Teatro in Piazza, sotto la direzione artistica del romano Piero Patino, in carica fino al 1977. La manifestazione trova propulsione nelle istanze politiche legate al ’68 e nel folklore locale. Patino sosteneva e incitava: “Il teatro sgorga dalla collettività per ritornare alla collettività”, sottolineando così il carattere sociale e politico dell’arte scenica, in opposizione a un teatro che si fa merce. Attorno al Festival nascono fermenti nuovi, proposti e sostenuti assieme al direttore artistico dagli altri realizzatori Flavio Nicolini, Piersilverio Pozzi e dell’allora sindaco Romeo Donati che lo vollero indirizzare al teatro propedeutico e con finalità educative, coinvolgendo la popolazione locale.

Vengono presentati in questi anni nomi come Dario Fo e Franca Rame, il Club Teatro, Giorgio Gaber, Giovanna Marini, Il Granteatro con Carlo Cecchi, Lina Sastri, Teresa De Sio e Marco Messeri. Ad essi si affiancano gruppi teatrali nascenti: il Tascabile di Bergamo, il Teatro di Ventura, il Teatro delle Briciole, Attori e Tecnici, Mago Povero, insieme a ospiti stranieri dall’Europa dell’est, dal Brasile e dagli Stati Uniti. In questi anni il Festival è coinvolto da Patino e dal pittore e poeta spagnolo Rafael Alberti in diverse iniziative a sfondo prettamente politico che vedono la partecipazione di Isabel Allende e altri intellettuali.

Direzione artistica: Roberto Bacci, Antonio Attisani, Ferruccio Merisi
Si sviluppano le posizioni invocate da Eugenio Barba nel 1976 di un Terzo Teatro. I maestri di cui si nutre questo movimento sono Jerzy Grotowski, il Bread and Puppet e Julian Beck con il Living Theatre; punto di riferimento per tutti è Antonin Artaud. Nasce il sodalizio fra Santarcangelo dei teatri, le compagnie teatrali che partecipano attivamente alla manifestazione e i professori del Dams di Bologna che sostengono il Festival. È inoltre fonte di particolare polemica la direzione di Antonio Attisani che tenta di fare del Festival un punto d’incontro fra generazioni, anche aprendo una zona di libero campeggio che diventerà per molti anni una peculiarità della manifestazione.

Tra gli artisti che portano i propri spettacoli a Santarcangelo fra il 1978 e il 1983 vanno ricordati El Teatro Campesino, Augusto Boal, Iben Nagel Rasmussen, Yves Lebreton, Boleslav Polivka, e tra gli italiani il Teatro Potlach, Akroama, il Teatro degli Dei, il Tico Teatro con Danio Manfredini. Attisani poi invita, tra gli altri, Katzenmacher di Santagata e Morganti, il Teatro dell’Elfo, il Teatro Valdoca, Il Teatro Nucleo.

Direzione artistica: Roberto Bacci
Nel 1984 la direzione viene affidata a Roberto Bacci per cinque anni. La prima edizione di questo quinquennio viene intitolata provocatoriamente “L’ultimo Festival di Santarcangelo”. Il nuovo periodo si apre con una forte polemica sull’identità e il futuro del Festival. È in questi anni che nasce il nome “Santarcangelo dei Teatri” per dare slancio e forza a un’attività annuale che esca dalla manifestazione estiva e che dia forza a nuove possibilità e progettualità. Si rafforza così un nucleo di intellettuali tra cui Claudio Meldolesi, Ferdinando Taviani, Piero Meldini, Raimondo Guarino, Piergiorgio Giacché.

Trovano spazio nella programmazione del Festival alcuni nuovi gruppi italiani, portatori di nuovi linguaggi. Passano da qui Odin Teatret, Akademia Ruchu, Teatro Potlach, Societas Raffaello Sanzio e i già nominati Teatro Valdoca e Albe, Parco Butterfly (Compagnia Virgilio Sieni Danza), Enzo Cosimi, Marcido Marcidoris, Thierry Salmon con le sue memorabili Troiane, il Teatro dei Mutamenti di Antonio Neiwiller, e poi Ariane Mnouchkine, Manoel De Oliveira, Leo de Berardinis, Mario Martone, il circo equestre Zingaro, Silvio Castiglioni, Raul Ruiz, Robledo Delbono, Jerzy Stuhr, Judith Malina e Jerzi Grotowski e i Magazzini Criminali, autori di uno storico Genet a Tangeri nella location del macello di Riccione, dove l’atto dell’uccisione di un cavallo, destinato a macellazione, era stato inserito nella drammaturgia dello spettacolo.

Direzione artistica: Antonio Attisani
La direzione dei successivi cinque anni viene presa in mano da Antonio Attisani, che dopo le polemiche succedute alla sua prima direzione intitola il Festival “Luoghi d’intesa”. Il suo approccio, più teorico rispetto ai precedenti, permette al Festival di ampliare sguardo e proposte. Il proposito è quello di aprire canali di scambio dal teatro di ricerca a diversi linguaggi contemporanei. La svolta crea di nuovo polemiche, ma determinerà comunque una linea forte negli anni successivi con festival dai titoli emblematici come “Lavori in corso”, “Lavoro d’arte comune”, “Teatro per bande e predatori solitari”, “Santarcangelo dei teatri d’Europa”. Il Festival del 1989 vede in programma Kazuo Ohno, Giovanni Testori e Franco Branciaroli affiancati a Diamanda Galas, Danio Manfredini ai Laibach, teatro comico con Daniele Luttazzi e l’Archivolto.

Negli anni successivi Théâtre du Radeau e i monaci tibetani, Remondi e Caporossi e César Brie, i concerti rap delle posse italiane anni novanta e Leo Bassi, Valére Novarina e le parate della Mutoid Waste Company, il cyberpunk della rivista della Shake edizioni Decoder e il Teatro delle Albe, Masque Teatro, Andrea Adriatico, Tam Teatromusica, Kismet, Valter Malosti col Teatro di Dioniso, Alfieri Mago Povero, Franco Scaldati.

Direzione artistica: Leo de Berardinis
Con la direzione di Leo de Berardinis, che inizia nel 1994, nascono i quaderni di Santarcangelo che raccolgono interventi teorici in chiave etica ed estetica sul teatro contemporaneo. Compare in quegli anni l’articolo del direttore dal titolo “Riaprire il pianoforte di Cage”: il riferimento è un concerto di John Cage durante il quale questi si limitò a sedersi davanti al piano e a chiudere il coperchio della tastiera, punto di partenza per sottolineare l’importanza della relazione con lo spettatore. S’intensificano laboratori, seminari, incontri, convegni e viene più volte usata la pratica delle prove aperte e degli studi. Un occhio particolare viene rivolto verso un teatro pubblico popolare, ad una ricerca testuale che percorre le lingue e i dialetti, alla figura dell’attore-autore e al teatro-danza.

I protagonisti sono in questi anni Enzo Moscato, Claudio Morganti, Alfonso Santagata, Giorgio Barberio Corsetti, Moni Ovadia, Sanjukta Panigrahi, Giovanna Marini, Antonello Salis, Steve Lacy, Ivano Marescotti, che interpreta il primo testo teatrale di Raffaello Baldini, Marco Baliani, il Kismet, Judith Malina che con Lorenza Zambon per la compagnia Alfieri interpreta Doris Lessing, mentre trovano conferma Albe, Valdoca, Societas Raffaello Sanzio, e per la danza Sosta Palmizi, Enzo Pezzella, Enzo Cosimi, Virgilio Sieni, Solari Vanzi. Negli anni di de Berardinis si affacciano a Santarcangelo gli artisti dell’allora nuovo teatro italiano, da Motus a Teatrino Clandestino, da Fanny & Alexander a La Nuova Complesso Camerata.

Leo de Berardinis lascerà la direzione del Festival nel 1997 a Silvio Castiglioni, che la manterrà fino al 2005.

Direzione artistica: Silvio Castiglioni
Silvio Castiglioni è attore e cofondatore assieme a Merisi del Teatro della Ventura, in sintonia con le linee fino a questo punto assunte. Nelle edizioni da lui dirette nasce il “Quotidiano del Festival”, diretto da Gianni Manzella, in collaborazione con il giornalista Massimo Marino.

In questi anni la selezione di artisti va da Leo de Berardinis a Giuliano Scabia, da Sotigui Kouyaté a Hideo Kanze, da Rézo Gabriadzé a Massimo Schuster, da Franco Scaldati a Mimmo Cuticchio, Claudio Morganti e Alfonso Santagata, fino alla Compagnia Pippo Delbono e a Marcido Marcidoris. Tra le proposte ci sono ancora i gruppi emiliano romagnoli, punta di diamante della ricerca e parte integrante della storia del Festival. Ancora più folte sono le realtà emergenti come Spiro Scimone, Libera mente, Babbaluck, Agar, Teatro del Lemming, Accademia degli Artefatti, Domenico Castaldo. In questi anni viene anche presentato all’interno del Festival il Premio Scenario.

Direzione artistica: Olivier Bouin
Nel 2006, in un periodo non semplice dal punto di vista economico e gestionale, la conduzione del Festival viene affidata a Olivier Bouin, vincitore di un concorso di idee, in precedenza addetto culturale all’ambasciata francese a Roma. In programma sotto la sua direzione, portata avanti a fianco di Paolo Ruffini, il mondo della danza con Claudia Dias, Catherine Diverrès, Claudia Triozzi, MK, Kinkaleri, Silvia Rampelli, Roberto Castello, e della drammaturgia contemporanea con Accademia degli Artefatti, Alessandro Berti, Stefano Massini, Forced Entertainment, Rodrigo Garcia, e poi ancora Gruppo Nanou, Vincenzo Carta, Luca Nava, Maurizio Camilli, Umpalumpa prodAction.

Direzione artistica: Chiara Guidi, Enrico Casagrande, Ermanna Montanari
Nel 2008, tre mesi prima del Festival, Olivier Bouin dà le dimissioni in seguito a dissapori con l’amministrazione locale. Dopo un anno di transizione in cui la direzione artistica è affidata a Sandro Pascucci, viene promosso, con la consulenza di Piergiorgio Giacchè, un triennio (2009-2011) che intreccia funzioni artistiche, critiche e organizzative con la direzione di Chiara Guidi della Socìetas Raffaello Sanzio, Enrico Casagrande di Motus e Ermanna Montanari del Teatro delle Albe, affiancati da un coordinamento critico-organizzativo composto da Silvia Bottiroli, Rodolfo Sacchettini, Cristina Ventrucci.

Il triennio riprende il nome storico della manifestazione: Festival Internazionale del Teatro in Piazza, e ospita artisti come Richard Maxwell, Arto Lindsay, Alvin Lucier, Burroughs e Fargion, Fanny & Alexander, Kinkaleri, Masque Teatro, Teho Teardo, Zapruder Filmmakersgroup, Roger Bernat, Rabih Mroué, Public Mouvement, Daniel Veronese, Stefano Ricci, Alessandro Sciarroni, Teatro Sotterraneo, Cristina Rizzo, Kornél Mundruczo, Ivo Dimchev, Oriza Hirata, Lucia Calamaro, Mariangela Gualtieri, Leila Marzocchi, Roberto Latini, Menoventi.

Direzione artistica: Silvia Bottiroli
Silvia Bottiroli dirige il Festival dal 2012 al 2016. In questi anni si rafforza il legame tra città e comunità locale, con progetti speciali, spesso sviluppati nell’arco di più annualità, coproduzioni ideate appositamente per il Festival e un’attenzione particolare alla piazza, agli spazi pubblici, alla relazione con la cittadinanza e con le realtà artistiche locali, pur in un’ottica internazionale. Ne è un esempio il progetto Azdora, ideato dall’artista svedese Markus Öhrn, che coinvolge in un gotico percorso rituale di liberazione un gruppo di donne romagnole, un tempo casalinghe devote, diventate in alcuni anni le agguerrite componenti di un collettivo oggi conosciuto anche all’estero.

Tra gli artisti italiani e stranieri ospiti a Santarcangelo in questi anni ricordiamo Richard Maxwell, Peter Liversidge, Valter Silis, Marten Spangberg, Zoë Poluch, Christophe Meierhans, Philippe Quesne, Bouchra Ouizguen, Reza Koohestani, ZimmerFrei, César Brie, Virgilio Sieni, Teatro Valdoca, Kinkaleri, Sacchi di Sabbia, Teatro delle Albe, Danio Manfredini, Muta Imago, Cristina Rizzo, MK, Motus, Socìetas Raffaello Sanzio.

Direzione artistica: Eva Neklyaeva con Lisa Gilardino
La direzione del triennio 2017-2019 viene affidato alla curatrice finlandese, di origine bielorussa, Eva Neklyaeva, che riprendendo il lavoro iniziato da Silvia Bottiroli prosegue, insieme alla co-curatrice Lisa Gilardino, nella direzione del rafforzamento del legame con il territorio e dell’apertura a un pubblico più ampio, attraverso proposte innovative dai linguaggi compositi. “Santarcangelo Festival è energia contagiosa” è il motto dell’edizione 2017, con un programma che spazia dalla performance alla coreografia, dall’arte visiva alla musica; il corpo come strumento politico, la creazione di una comunità temporanea, il Festival come esperienza immersiva sono alcuni dei principali temi conduttori. Un progetto speciale a cura di Terike Haapoja e Laura Gustafsson, il Museum of Nonhumanity, anticipa l’apertura del Festival: un museo per la città, un habitat, uno spazio aperto fruibile in ogni momento.

Tre artisti associati affiancano le curatrici in questo percorso triennale: Francesca Grilli, Motus e Markus Öhrn. Tra i nomi della prima edizione, Pony Express, MACAO, Merman Blix, W A U H A U S, Eva Geatti, Dana Michel, Doris Uhlich, Silvia Gribaudi, Chiara Bersani e Marco D’Agostin, Samira Elagoz, Simona Bertozzi, Quim Bigas Bassart, Filippo Michelangelo Ceredi, Stasse, Orthographe, Mara Oscar Cassiani, Cristina Kristal Rizzo e Sir Alice. Un’ampia parte del programma è dedicata alla musica, con concerti gratuiti e dj set fino a tarda notte.