deep pressures
3 – 12 luglio 2026
edizione 56

 
 
Mi piace pensare a questa edizione come a un momento di respiro comune. Un momento di rottura, pausa, presenza e intensità, dove incontrare prospettive diverse con cui pensare la contemporaneità e il futuro. Un futuro che ritrovi forza nella diversità e che non la escluda. Credo che un Festival come quello di Santarcangelo abbia un ruolo pubblico importante: interrogare le nostre abitudini, porre dubbi dove abbiamo troppe sicurezze. Viviamo in un momento storico attraversato da profonde incertezze: guerre come quella in Ucraina, genocidi come quello a Gaza, estinzioni di specie ed ecocidi sempre più evidenti. Viviamo in un mondo in cui la pressione economica e politica influisce sempre più sul nostro modo di relazionarsi, in cui spesso costruire muri e creare distanze è la soluzione sistemica più accettata. Attraverso le pratiche sviluppate dalle artiste e dagli artisti invitati al Festival, attraverso la prossimità che l’esperienza performativa crea, vogliamo rendere visibile che questa non è l’unica strada, che non siamo prive e privi di risposte. Che corporeità, respiro, vicinanza, attenzione, movimento e resistenza hanno una potenzialità trasformativa.

 
Mi fa inoltre piacere pensare a questa edizione come alla chiusura di un ciclo avviato nel 2021, quando ho iniziato la bellissima esperienza a Santarcangelo. La ricerca fatta su prospettive femministe, queer, ecologiste, anti-razziste e decoloniali torna anche in questa edizione; ci aiuta a creare un luogo di condivisione e vicinanza che va oltre gli spazi pubblici che il Festival abita. Spero che questa sensazione di prossimità, solidarietà e apertura permeerà anche questi dieci giorni, così come accaduto negli anni in cui abbiamo potuto prenderci cura di Santarcangelo Festival.

 
— Tomasz Kireńczuk
Direzione artistica Santarcangelo Festival