Can you feel your own voice

Prova a ricordare la piazza principale della tua città. Ora immagina che vi compaia un nuovo oggetto: un grande tavolo rotondo. Non gli è stata assegnata alcuna finalità specifica. È presente. E può essere utilizzato in diverse modalità. Ogni giorno la sua funzione può cambiare.
Pensa a quale potrebbe essere il suo uso in quella piazza. Chi vi potresti incontrare? Insieme a chi ti piacerebbe sedere? Di che cosa ti piacerebbe parlare? Avresti voglia di parlare?
Ora pensa a chi non vorresti incontrare a questa tavola rotonda. Per quale ragione? In chi, invece, non ti imbatteresti di certo in uno spazio del genere?
Secondo te, sedersi con qualcuno a una tavola rotonda significa necessariamente stare insieme a quel qualcuno? Oppure è l’oggetto in sé che crea l’illusione di una comunità temporanea? Ci dispensa dall’interessarci di quanti non vediamo e ai quali nemmeno vogliamo pensare?

A Santarcangelo, durante il Festival, sarà allestita in Piazza Ganganelli una grande tavola rotonda intorno alla quale potersi sedere tutte e tutti insieme e ascoltare le voci che risuoneranno in quello spazio condiviso.

Abbiamo bisogno di spazi condivisi. Luoghi nei quali dare vita a comunità temporanee per celebrare la nostra diversità, realtà di apprendimento che cerchino la loro forza nelle differenze dei corpi, delle voci, dei contesti e delle prospettive. In un mondo così dolorosamente colpito dalla disuguaglianza e dal conflitto, necessitiamo di ambienti dove sostenersi a vicenda, esserci l’uno per l’altra. Mi auguro che il 52esimo Santarcangelo Festival possa rivelarsi questo tipo di luogo. Un luogo. Attento, generoso, empatico e intimo.

Le artiste e gli artisti che creano il Festival si differenziano per i linguaggi, le estetiche, le tradizioni culturali, gli strumenti drammaturgici utilizzati e, infine, le opinioni sulle diverse funzioni delle odierne arti performative. Ma tutte e tutti ci offrono uno spazio sicuro per vivere un’esperienza comune e intima, un ambiente che escluda le definizioni e le facili interpretazioni, che si apra al non detto e al potenziale. Queste artiste e artisti ci trascinano fuori dalla nostra routine quotidiana, allontanandoci dalle consolidate interpretazioni della realtà. Così facendo, ci donano qualcosa di estremamente prezioso: tempo e spazio per le nostre ricerche individuali.

Sono convinto che un Festival come quello di Santarcangelo non possa limitarsi ad essere omogeneo né univoco. È polifonico per sua stessa natura. Ed è dalla moltitudine di quei corpi e di quelle voci in continua ricerca di essere percepiti che ottiene la sua forza. Le artiste e gli artisti invitati non solo condividono le loro esperienze e sensibilità, ma anche – o soprattutto – quelle pratiche che conferiscono loro la forza di vivere in uno spazio pubblico. Questa condivisione diventa un invito ad ascoltare la nostra voce più intima e profonda, per continuare a chiederci: chi siamo, cosa pensiamo, quali sono i nostri valori non negoziabili, che cosa intendiamo spartire?

Lo stare insieme, lo scambio di energie, la condivisione delle forze e delle proprie debolezze: questo è il Festival che stiamo immaginando. La nostra speranza è che potremo uscirne più sicure e sicuri. Sapere, insieme esperienza dopo esperienza, di avere il diritto di parlare ad alta voce, che tutto quello che vorremo condividere conta.

Tomasz Kireńczuk
Direttore artistico Santarcangelo Festival