A school with a view

Un progetto che ospiterà spettacoli e studenti da importanti istituzioni formative europee e vedrà l’inaugurazione di una Summer School per l’intera durata del Festival

Osservare la posizione che l’attore occupa all’interno di un’opera è da sempre il modo migliore per mettere a fuoco l’idea di teatro che anima il creatore e gli interpreti dell’opera stessa, e dunque per svelare l’idea di mondo in cui credono. È un principio, questo, che vale ancora più fortemente per le scuole di teatro e i contesti educativi in generale: interrogarsi sui criteri su cui si fondano i percorsi di formazione dell’attore offre una chiave d’accesso straordinaria per una riflessione profonda sugli intenti e le implicazioni del teatro su stiamo investendo. Che tipo di performer si formano in Europa? Per quale teatro? Per quale società?
Nell’immaginarla come un’edizione che si pone soprattutto domande sugli orizzonti, Santarcangelo 2050 è un’occasione irrinunciabile per aprire un’ampia finestra sull’argomento. Il focus, unico nel suo genere in Italia e in Europa, riguarderà sette esperienze eccellenti:

Haute École La Manufacture di Losanna – Svizzera, diretta da Frédéric Plazy

DAS Theatre di Amsterdam – Olanda, diretta da Silvia Bottiroli

Kask di Gand – Belgio, diretta da Frederik Le Roy

Prague Performing Arts Academy – Repubblica Ceca, diretta da Sodja Zupank Lotker

Corso di Laurea Magistrale in Teatro e Arti Performative Iuav di Venezia – Italia, diretto da Annalisa Sacchi

Master in arti performative e spazi comunitari, PACS/Palexpo Roma – Italia, diretto da Cesare Pietroiusti

Scuola Cònia di Cesena – Italia, diretta da Claudia Castellucci

Nell’ambito di un progetto residenziale dedicato, che culminerà in un simposio durante il quale i direttori e curatori delle varie istituzioni metteranno in condivisione convinzioni, ricerche e orientamenti rispetto alla questione della formazione artistica, il Festival ospiterà una costellazione di spettacoli, performance e studi portati avanti in modo indipendente dagli allievi di ciascuna istituzione formativa, che proverà a restituire la grande vivacità creativa prodotta da un certo tipo di “sistema-scuola”. Ogni scuola, oltre a presentare due performance dei propri allievi, inviterà al Festival 6 studentesse e studenti che parteciperanno a una serie di workshop e incontri con artisti presenti nella programmazione ufficiale.

Il Simposio internazionale – curato da Silvia Bottiroli, Frederik Le Roy e Sodja Lotker – dal titolo Performative schools: temporary structures / permanent unknowns – exchange of practices symposium si articolerà nelle due ultime giornate del Festival e vedrà il coinvolgimento di rappresentati e studenti anche di altre istituzioni formative europee ed extra europee.