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Il testimone passa dalle
mani di un acuto intellettuale a quelle di un grande artista, Leo de
Berardinis. I suoi principi non sono così distanti da quelli
del predecessore, ma il confronto con la tradizione, il rapporto tra
le arti e lampliamento alla musica assumono qui una dimensione
più intima e organica, dove preme allartista indagare a
fondo anche la relazione con lo spettatore. Laboratori, seminari, incontri,
convegni, che non sono mai mancati al festival, si fanno ancora più
frequenti e viene più volte praticata la tecnica delle prove
aperte e degli studi. De Berardinis promuove listanza di un
teatro pubblico popolare, un teatro in mezzo agli uomini.
Troviamo generi teatrali ricorrenti che vanno dalla commedia dellarte
alla tradizione di Pulcinella, dalla figura dellattore-autore
(quale è lo stesso de Berardinis) a una significativa incursione
nel teatro-danza, mentre la vena che attraversa lintero quadriennio
è rintracciabile in una ricerca testuale che percorre le lingue
e i dialetti. Viene inoltre avviata la pubblicazione dei Quaderni
di Santarcangelo che raccolgono interventi teorici in chiave etica
ed estetica sul teatro contemporaneo. Sono diretti da Gianni Manzella
e vi si trovano interventi di artisti, tra i quali, il codirettore del
festival Silvio Castiglioni, così come di studiosi e critici
quali Laura Mariani, Claudio Meldolesi, Renata Molinari, Stefania Chinzari
e Oliviero Ponte di Pino.
Questa direzione artistica indice inoltre un evento, presentato come anteprima del festival, attraverso il quale seleziona e propone i nuovissimi. Negli anni di de Berardinis si affacciano a Santarcangelo gli artisti della più recente generazione italiana da Motus a Teatrino Clandestino, da Fanny & Alexander allImpasto poi Libera mente, La Nuova Complesso Camerata, Quelli che restano e altri. |
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