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1984 / 1988
La cittadella del Teatro

Manifesto 1984
Campagnoli

 

Roberto Bacci viene rinominato nel 1984 alla conduzione del festival. La prima edizione, di quello che sarà per lui un nuovo corso di cinque anni, viene intitolata provocatoriamente L’ultimo festival di Santarcangelo, con interrogativi posti sia verso l’esterno – le istituzioni pubbliche – che al proprio interno. Si è consolidata nel tempo un’inscalfibile identità, istanze artistiche estremamente legate a una dimensione politica e sociale rendono in parte rigida la struttura; in un contesto di intensa affluenza di pubblico e grande richiesta di partecipazione delle compagnie, il dibattito avviato trova molto spazio nei media. “Non pensare a un festival futuro ma al futuro del festival” suggerisce Bacci, così, per una rigenerazione e un ampliamento di quello che è diventato un laboratorio di cultura teatrale, si riaffaccia l’ipotesi di un’attività annuale che allarghi i confini della manifestazione estiva e che rinforzi le possibilità di progettazione. A rappresentare questa tensione (che già aveva dato luogo all’Istituto di Cultura Teatrale diretto dal Teatro di Ventura nel ‘78) sarà, dapprima, l’immagine di Cittadella del teatro, e successivamente quella denominazione che, dall’86 a oggi, sigla lo statuto del festival e tutti i progetti a esso legati: Santarcangelo dei Teatri. Intorno al direttore artistico si adoperano con sempre maggiore incisività docenti e personalità della cultura tra cui Claudio Meldolesi, Ferdinando Taviani, Piero Meldini, Raimondo Guarino, Piergiorgio Giacché, mentre Dario Fo e Els Comedians sono “gli apripista” sul palcoscenico di questa nuova “era Bacci”.


Santagata e Morganti
1984

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Bustric
1988

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Societas
Raffaello Sanzio
1988

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È in questi anni che si colloca la “questione del cavallo”. Si sono fatti strada nella programmazione del festival alcuni nuovi gruppi italiani, avulsi dal Terzo Teatro e portatori di linguaggi inediti e di forte valore estetico. Così, accanto a Odin Teatret, Akademia Ruchu, Teatro Nucleo e Teatro Potlach, compaiono Società Raffaello Sanzio e i già nominati Teatro della Valdoca e Albe, Parco Butterfly (Virgilio Sieni), Enzo Cosimi, Marcido Marcidoris e, appunto, i Magazzini Criminali, autori di uno storico Genet a Tangeri ambientato nel macello di Riccione, dove l’atto dell’uccisione di un cavallo, destinato a macellazione, era stato inserito nella drammaturgia dello spettacolo. Il clamore suscitato dall’evento scatenerà una furia di interventi che vedrà scendere in campo intellettuali e artisti tra cui Enzo Biagi, Giorgio Albertazzi, Ugo Volli, Dario Fo, Franco Quadri, Carlo Infante, Ferdinando Taviani, Giuseppe Bartolucci e Antonio Attisani.

Altre presenze artistiche che spiccano nell’arco di queste cinque edizioni sono quella di Thierry Salmon con le sue memorabili Troiane, il Teatro dei Mutamenti di Antonio Neiwiller, e poi Ariane Mnouchkine, Manoel De Oliveira, Leo de Berardinis, Mario Martone, il circo equestre Zingaro, Silvio Castiglioni, Raul Ruiz, Robledo Delbono, Jerzy Stuhr, Judith Malina e Jerzi Grotowski.