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Disimpegno/spazio lounge
dal 10 al 16 luglio, diversi orari
installazione - ingresso libero

Pierre Giner/Playdoh (Francia)
Elsewhere Japan

Le istallazioni di Pierre Giner, prodotte e diffuse impiegando nuove tecnologie, esplorano lo spazio che separa e congiunge gli esseri: luoghi, parole, gesti, sguardi. Elsewhere Japan è proiezione cinematografica e mentale dei ricordi di un altrove, un Giappone fissato sulla pellicola e sulle pareti, immagini isolate come i fotogrammi paesaggistici che incontrano il nostro sguardo mentre viaggiamo in treno. Immagini che ritornano ma non sono mai le stesse, invitano al riposo aggrediscono e ipnotizzano; i ricordi dell’artista e quelli dello spettatore si confondono. Le immagini pulsano e si librano sulle note dei Playdoh, band francese dai ritmi elettro-minimalisti, intrecci chitarristici armoniosi ma urticanti, fiati malinconici, voci pop eteree e soavi.
Intorno alle forme della relazione interpersonale, alla ricerca dello scambio e della parola, allo spazio dell’incontro, dell’accidente e della catastrofe, Pierre Giner immagina situazioni che interrogano l’impensato delle nuove tecnologie, osservate e messe in prospettiva dal cinema. Mediante il video, l’installazione, il web, il videogioco o la telefonia mobile, tenta di recuperare l’evidenza delle narrazioni e delle situazioni pre-cinematografiche. In una dispersione apparente, sul modello delle banche dati, raccoglie e accoste storie, micro-narrazioni e piani-sequenza, scrittura e montaggio, cronaca, attualità, vicende intime e personali, paesaggi attraversati e gente incontrata. L’intento è quello di porci al centro dello spazio e degli altri, delle nostre vite, con l’ardente tentazione di rivelarne la trama. Pierre Giner esplora le forme contemporanee della nostra inquietudine. I suoi progetti, collegando sempre le tecnologie alla loro utilizzazione, si basano su contenuti narrativi o tematici semplici e forti, dove informazione e interattività, critica e romanzo, lineare e discontinuo, si combinano per mettere in scena il teatro della finzione, del desiderio, della catastrofe e della rovina.


Pierre Giner è nato nel 1965 e vive a Parigi. Interessatosi fin dai primi lavori alla letteratura, alla narrazione e alla cronaca, affronta con sguardo di autore e di poeta le attuali modalità dello scambio d’informazioni. Ha realizzato numerosi video, installazioni, stampe di libri, flip book e diversi progetti di edizioni fuori norma, siti internet, opere sonore. Giner distorce volentieri le più recenti acquisizioni delle tecnologie informatiche per indurre l’elemento di crisi, l’imperfezione del fattore umano, l’ignoto, la molteplicità e il caso, nonché il nodo psicologico. È ospite al festival di Santarcangelo ‘06 (assieme al gruppo rock Playdoh) con il lavoro Elsewhere Japan ed è uno degli artisti invitati alla prossima edizione della Biennale d’Architettura di Venezia.


Principali esposizioni

Talksaver, Biennale di Venezia, 2005, E-dance, festival internazionale della moda e della fotografia, Hyères, 2005, Keep the distance, CCC-Tours, 2004, Elsewhere/Japan, Ferme de Buisson, 2003, ArtPlan JapanArt Aporia, Osaka, 2003, Flight Simulator, Ecole des Beaux Arts, Lyon, e Studio National d’art contemporain, 2002, Somes crashes, Galerie Anton Weller, Parigi, 2002, J’ai oublié le lieu, Fondazione Olivetti, Roma, 2002, That’s dancing, PS 1, New York, 2001, No parking tonight, Harvard University, Boston, 2000, Never walk alone, Centre National de la Photographie, Parigi, 1999, Ça dure un peu, La Chambre Blanche, Québec, 1998, Ne me regarde pas comme ça, Frac Basse Normandie, Caen, 1997.

rendez-vous.chez-alice.fr/indexnew.htm

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Playdoh

Thierry Gacon (basso, elettronica)
Florent Berenger (batteria, elettronica)
Sébastien Reggiany (voce)
Marielle Martin (voce, elettronica)
Ludovic Combault (elettronica, chitarra)
Thomas Mery (guitare)
Marie Daubert (grafica e dispositivi video sulla scena)

Playdoh è uno dei gruppi più innovativo della scena rock francese. Suoni intensi e coinvolgenti con un lenti e abrasivi song dove gli intrecci armonici delle chitarre s’integrano alle malinconiche note della tromba e l’eterea voce di Marielle Martin che, in più brani, si alterna con Sebastien Reggiani al canto. Il sound dei Playdoh ha la sua base nella ricerca melodica e nei riff delle sei corde che, partendo da lenti fraseggi, diventano sempre più sporchi, creando quella tensione assimilabile ad alcune idee dei primi Blonde Redhead. Le linee di basso e batteria sono invece un continuo pulsare che sostiene con semplicità ed efficacia il pathos dei brani evidenziando così nella band anche chiare influenze wave e post punk. Nel 2001 è uscito l’album Playdoh.