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Le istallazioni di Pierre Giner, prodotte e diffuse impiegando
nuove tecnologie, esplorano lo spazio che separa e congiunge gli esseri:
luoghi, parole, gesti, sguardi. Elsewhere Japan è proiezione cinematografica
e mentale dei ricordi di un altrove, un Giappone fissato sulla pellicola
e sulle pareti, immagini isolate come i fotogrammi paesaggistici che incontrano
il nostro sguardo mentre viaggiamo in treno. Immagini che ritornano ma
non sono mai le stesse, invitano al riposo aggrediscono e ipnotizzano;
i ricordi dell’artista e quelli dello spettatore si confondono.
Le immagini pulsano e si librano sulle note dei Playdoh, band francese
dai ritmi elettro-minimalisti, intrecci chitarristici armoniosi ma urticanti,
fiati malinconici, voci pop eteree e soavi.
Talksaver, Biennale di Venezia, 2005, E-dance, festival
internazionale della moda e della fotografia, Hyères, 2005, Keep
the distance, CCC-Tours, 2004, Elsewhere/Japan, Ferme de Buisson, 2003,
ArtPlan JapanArt Aporia, Osaka, 2003, Flight Simulator, Ecole des Beaux
Arts, Lyon, e Studio National d’art contemporain, 2002, Somes crashes,
Galerie Anton Weller, Parigi, 2002, J’ai oublié le lieu,
Fondazione Olivetti, Roma, 2002, That’s dancing, PS 1, New York,
2001, No parking tonight, Harvard University, Boston, 2000, Never walk
alone, Centre National de la Photographie, Parigi, 1999, Ça dure
un peu, La Chambre Blanche, Québec, 1998, Ne me regarde pas comme
ça, Frac Basse Normandie, Caen, 1997. ____________ Playdoh Thierry Gacon (basso, elettronica) Playdoh è uno dei gruppi più innovativo della scena rock francese. Suoni intensi e coinvolgenti con un lenti e abrasivi song dove gli intrecci armonici delle chitarre s’integrano alle malinconiche note della tromba e l’eterea voce di Marielle Martin che, in più brani, si alterna con Sebastien Reggiani al canto. Il sound dei Playdoh ha la sua base nella ricerca melodica e nei riff delle sei corde che, partendo da lenti fraseggi, diventano sempre più sporchi, creando quella tensione assimilabile ad alcune idee dei primi Blonde Redhead. Le linee di basso e batteria sono invece un continuo pulsare che sostiene con semplicità ed efficacia il pathos dei brani evidenziando così nella band anche chiare influenze wave e post punk. Nel 2001 è uscito l’album Playdoh. |
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