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Premio Riccione/Tondelli
Lavatoio - Santarcangelo
16 luglio, ore 21
durata 50'
Il teatro delle donne - Stefano Massini (Italia)
La gabbia. Figlia di notaio
testo e regia Stefano Massini
con Luisa Cattaneo e Maria Cristina Valentini
spazio scenico Paolo Li Cinli
luci Paolo Magni
Gli spettatori si trovano dietro le sbarre di una imponente gabbia. Ci
troviamo nel parlatorio di un carcere di massima sicurezza; nella cornice
asfittica di un tempo stanco si consuma l’incontro fra una giovane
detenuta ex-brigatista e sua madre: figure diametralmente opposte, antipodi
legati da un remoto cordone ombelicale. La prima è rigida, gelida,
squadrata, come la sua anonima divisa penitenziaria. La seconda è
una matrona lucida e vistosa, accesa come i riflessi dei suoi anelli,
sgargiante come il biondo tinto di quei capelli da coiffeur. Le due si
rivedono dopo un’assenza di undici anni, ma la conversazione pare
impossibile: non sono in grado di trovare un solo punto di incontro. Maschere?
Alibi? Chi dice il vero? Chi mente? Chi si inganna e su cosa? Dove finisce
il dramma e comincia la farsa? Visi contratti. Controllo vigile di ogni
sguardo. Silenzi pesanti. Parole come montagne, da non scalare. Domanda
e risposta. Sì. No. Forse. Guardarsi ignorandosi. Parlarsi senza
ascoltarsi. E nel vuoto siderale di una stanza, assistere al lento riaffiorare
di discorsi perduti, occasioni mancate, incroci estremi per strade diverse.
Due mondi distanti, separati, alieni. Pianeti lontani anni luce, fra i
quali scorrono fiumi di cose non dette. La gabbia del carcere. La gabbia
delle scelte. La gabbia dei ruoli: madre-figlia. La gabbia di frasi troppo
strette e di parole che suonano come errori. La gabbia di un appuntamento
sempre rimandato, sfuggito, evaso. La gabbia ferrea di sbarre reali o
immaginarie. Sbarre che incastrano, fuori e dentro. Ma forse verrà
fuori infine qualcosa che le potrà legare oltre la gabbia delle
reciproche posizioni.
“Ho pensato a questo testo come ad un gioco drammatico di identità
svelate. Mi piace la scommessa di un dialogo estremo fra due donne che
sembrano non aver niente da dirsi. Qui le resistenze sono fortissime.
Il confronto nasce a fatica, filtrando fra un muro continuo di difese,
menzogne, fughe reciproche. Affido a questi due ritratti di donna il compito
di scendere a fondo, nelle viscere di una famiglia inesistente e dei relitti
umani che ne avanzano. Affido a questo parlatorio il ruolo di scenario
drammatico per un incontro/scontro di alta tensione emotiva. Ed affido
infine a questo ennesimo dialogo la mia voglia di investigare le Br, il
loro grido, la loro ansia di futuro e l’utopia cieca di una rivoluzione
radicale.”
Stefano Massini
La gabbia è il frutto in divenire di uno studio teatrale. Si tratta
di un percorso iniziato gradualmente, con la stesura in forma embrionale
di un confronto a due, uno scontro/incontro fra una madre e una figlia
che si traduce in un ring dialettico. Da questo “esercizio”
di scrittura – stimolato dall’interesse specifico del Teatro
delle Donne per la tematica del rapporto donne/terrorismo - è nato
quindi un frammento di teatro, un cosiddetto “corto”, un vero
e proprio “dialogo breve”. E in tale forma il lavoro è
stato presentato al pubblico come una fase di progettazione aperta. Gli
elementi che ne costituiscono l’ossatura sono semplici, essenziali:
ho messo insieme due attente interpreti (passate al vaglio di una lucida
pulizia ritmica) dentro uno spazio scenico anomalo, imprevisto, tutto
incentrato sul ribaltamento del rapporto ordinario platea-palco e sulla
restituzione emotiva di una condizione di marcato voyeurismo (il pubblico
assiste alla scena da dietro le sbarre di una imponente gabbia). Dopo
la prima fase estiva di stage-reading, il percorso si sviluppa adesso
verso una forma ulteriore, mantenendo comunque tutti i cromosomi di una
ricerca in fieri, e di uno stimolo alla riflessione, al dibattito, alla
discussione.
La gabbia del giovane Massini, frammento di intima verità di Franco Quadri
Scrive storie d'artisti, veri o immaginari, Stefano Massini, e anche in
un “frammento teatrale” come La gabbia si mantiene fedele
al suo dna, inventando una vicenda che peraltro ricalca la realtà
molto da vicino. Nel parlatorio nitidamente delineato di un carcere, separato
dagli spettatori da un'inferriata che ci offre il primo dei molti riferimenti
al titolo del testo, vediamo dunque una scrittrice mondana di mezz'età
(Maria Cristina Valentini) in visita alla figlia brigatista (Luisa Cattaneo),
condannata per banda armata e reclusa da undici anni in cui tra le due
non c'è stato alcun tipo di rapporto. Il loro colloquio segue ovviamente
nella prima parte il prevedibile itinerario di un interrogatorio della
visitatrice a cui l'inquisita oppone un muro di silenzi o di negazioni
o di accuse, destinate a movimentare un dialogo fitto di sottigliezze
che prevedibile non è, come dimostreranno di non esserlo la moglie
e la figlia ribelle di quel notaio messo nel sottotitolo a qualificare
una classica figura della conservazione borghese. Ma ben presto qualcosa
interviene a smuovere l'incontro e anche a far cogliere alle due antagoniste
un insospettato elemento di somiglianza reciproca senza costringere nessuna
delle due a recedere per questo dalle proprie posizioni, che però
arriveranno a specchiarsi l'una nell'altra, sottraendosi alle numerose
gabbie che le costringono. E' la sorpresa, o il colpo di scena, che arriva
puntualmente al concludersi dei testi di Massini a capovolgerne il senso,
da La fine di Shavuoth, prima sua prova importante dedicata al giovane
Kafka, a L'odore assordante del bianco, l’opera sulla clausura ospedalizia
di Van Gogh che l'ha imposto come Premio Tondelli a Riccione 2005. In
tutti questi casi, giunti al rovesciamento finale si prova il bisogno
di rileggere il lavoro dal principio, mentre chi ne scrive sente di doverne
tenere il segreto sulla conclusione, come se si trattasse di un giallo.
Basterà dire che dalla sorpresa che riempie questa Gabbia, non
indenne da influenze kafkiane, dandole un senso d'intima verità,
non escono una vincitrice e una vinta, ma piuttosto un'emozione che induce
ciascuna delle due donne a riconoscersi nell'altra fino a confondersi,
sia pure per qualche attimo, con lei: uno stato d'animo che si rifrange
sulla sensibilità dello spettatore inducendolo a sua volta a mettere
in questione le troppe gabbie che limitano la sua vita.
Stefano Massini (Firenze 1975) è drammaturgo e
regista. Ha scritto e diretto Memorie del boia (2003), La fine di Shavouth
(2004), Processo a Dio (2005), L’odore assordante del bianco (2005)
con cui ha vinto il Premio Tondelli 2005 che la Giuria presieduta da Franco
Quadri ha definito “una scrittura chiara, tesa, di rara immediatezza
espressiva, che riesce a darci anche visivamente il tormento dei personaggi
con feroce immediatezza drammatica”.
I suoi testi sono stati recentemente interpretati da alcuni fra i più
importanti attori e registi italiani. Una scrittura incentrata sui temi
della solitudine, delle paure, della ricerca di felicità e di un
senso della vita, con una particolare passione per la storia e per la
rilettura in chiave teatrale di famose biografie di artisti. Una raccolta
dei suoi testi sarà pubblicata nel 2006 da Ubulibri.
Il Teatro delle Donne è un’associazione nata nel 1991 a Firenze come punto di raccordo propulsivo di tutto quello che si è fatto e si fa per il teatro in Italia da parte delle donne, per lasciare una traccia della storia di questi anni e per scrivere un futuro diverso. È un centro di drammaturgia che si occupa della scrittura teatrale contemporanea proponendo le molteplici voci della scena al femminile, promuovendo un teatro pensato, scritto e realizzato dalle donne, che copre un ventaglio di temi sempre più ampio e tocca generi, stili e linguaggi differenti, al quale oggi si devono senza dubbio alcuni fra i fermenti più interessanti del panorama della nuova drammaturgia e del nuovo fare ed immaginare teatro. Con l’Associazione collaborano circa 160 autrici di teatro. La drammaturgia, con l’avvento del cinema e poi della televisione, con la prevalenza dell’immagine sulla parola, ha finito per essere penalizzata. Da questa constatazione sono nati in tutta Europa i centri di drammaturgia, dove l’autore, “il dramaturg”, è una figura essenziale per la messa in scena, e le scuole di scrittura teatrale. Il Teatro delle Donne è stato all’avanguardia nel creare un centro di produzione drammaturgica femminile italiana, gestendo alcuni dei teatri storici restaurati in Toscana (il Teatro dei Rassicurati di Montecarlo e ora il Teatro Comunale Manzoni di Calenzano), creando un archivio efficiente e molto ricco, che attualmente raccoglie più di 700 testi di teatro contemporaneo ed è consultabile sul sito www.donne.toscana.it/centri/teatrodonne.
Il Teatro delle Donne svolge un’ampia attività di documentazione, formazione e produzione, organizza i festival: “Streghe & Madonne” e “Autrici a confronto”, festival nazionale sulla drammaturgia contemporanea delle donne alla sua XV edizione. Nel 2004 ha dato inizio ai suoi corsi, presso il Teatro Manzoni, la Scuola Nazionale di Scrittura Teatrale diretta da Dacia Maraini. Il Centro Nazionale di Drammaturgia delle Donne ha come scopo il mettere in rete e a confronto le varie attività delle donne del teatro, costruendo progetti che coinvolgano sempre più strutture operanti in altri territori e autrici, attrici, registe provenienti da diverse esperienze (non solo nazionali).
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