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Fabbrica - Gambettola
13 luglio, ore 23
durata 40’
Motus
(Italia)
A place (that again)

una performance di Motus dedicata a Samuel Beckett
ideazione e regia Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande
con Silvia Calderoni e Gaetano Liberti
voci: Emanuela Villagrossi e Dany Greggio
riprese video Simona Diacci e Daniela Nicolò
montaggio e grafica p-bart.com

produzione Motus

Motus torna a lavorare su Beckett dopo dieci anni: risale infatti al 1994-‘95 lo spettacolo che ha coalizzato la compagnia rendendola capace di abitare-trasformare luoghi non teatrali con delle vere e proprie “invasioni” artistiche, ovvero L’occhio belva. Già il titolo dello spettacolo deriva da una definizione beckettiana, quella che usa per nominare la camera da presa e tutto lo spettacolo ruotava attorno a questa ossessione per lo sguardo, anche se i principali riferimenti erano Quad e lo Spopolatore. L’ occhio belva è stato un grande atto d’amore per le liriche visive di Beckett, per il periodo “bianco”, fatto di “atti senza parole”; prima di iniziare le prove per l’anomalo e irripetibile spettacolo la compagnia aveva fatto un breve video in super 8 su All Strange Away, come indagine appunto, sul rapporto fra occhio della macchina e corpo/pelle dell’attore. Lo spettacolo nasceva in un luogo straordinario come Interzona di Verona, divenuto poi crocevia e fulcro creativo per la generazione teatrale anni Novanta, e ogni successivo atto teatrale di Motus ne è rimasto impresso così come il circuito stampato su cui si muovevano gli attori è ancora tatuato sul pavimento della grande cella frigorifera.

“Ora decidiamo di tornare su quelle linee - nello spazio di ciò che è già stato – come un viaggio d’Orfeo, sapendo di rischiare, sapendo che potremmo vedere il dissolvimento, il nulla. Ci proviamo non cercando il possesso. Per lavorare sul Beckett non-teatrale, così essenziale e depurato, occorre essere posseduti. Entriamo di nuovo nelle straordinarie descrizioni di una ‘dimora per corpi’ geometrica fatta di linee e lettere all’interno della quale i corpi si muovono appena, in attesa di una fine che tarda ad arrivare, dove l’imagination va immaginata morta e l’unico assoluto è il tempo che scorre. L’ unico modo per sottrarsi al flusso temporale è (come avrebbe detto Murphy ‘andar via da sè’, sedersi su una sedia dondolo e dondolare, rannicchiarsi all’ ombra di una pietra – come Belaqua – l’ indolente del Purgatorio dantesco – o lasciarsi abbagliare dalla luce esponendo ogni angolo del proprio corpo a una cinepresa che indaga senza pietà. Così è All strange away, la composizione ‘pornografica’ di Samuel Beckett , che non prelude ad alcun paradiso, ‘dove la colpa consiste nel non sapere quale e la pena nel continuare a cercarla’. L’attore è ridotto ai minimi termini, esposto sotto una luce accecante così ‘come è’. Via ogni egocentrismo, via ogni ornamento, ogni inutile parola, solo Occhio e Oggetto. Ecco, l’immagine è fatta, ora ‘trovi un senso chi può’.
(Motus)

Motus, compagnia fondata a Rimini nel 1991 da Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande, è oggi uno dei gruppi italiani più noti e apprezzati all’estero. Da subito propone un linguaggio che è contaminazione allo stato puro di arti visive, fantascienza, fumetto, barocco, pubblicità, poesia, disegnando una spettacolarità estrema, perversa, leggera e al contempo incisiva e unica. Spettacoli che si snodano come ipertesti (L’occhio belva, 1991), universi che ricordano Beckett, Bacon, Baudrillard o Ballard, basati su un’estetica attenta al rapporto tra lo spazio, il corpo e lo sguardo (Catrame, 1996; O.F. ovvero Orlando Furioso impunemente eseguito da Motus, 1998; Etrangeté lo sguardo azzurro; 1999; Orpheus Glance; 2000), creano da sempre un rapporto esclusivo con il pubblico chiamato a sperimentare nuove forme di fruizione come seguire la performance su sedie girevoli immerso in una “foresta sonora/artificiale fra fontane d’acqua e specchi” (Visio Gloriosa, 2000). Con “Room”, progetto in bilico tra cinema e teatro, sono nati Vacancy Room (2001), Twin Rooms (2002) e Splendid’s (2002) spettacolo ispirato al testo di Jean Genet e allestito in suite di alberghi di lusso, a partire dal quale è stato realizzato nel 2004 anche l’omonimo film. Nel 2003 il lavoro di Motus coincide anche con il viaggio fra le immagini e le parole di Pier Paolo Pasolini e con l’allestimento dello spettacolo Come un cane senza padrone, ispirato a Petrolio; nel 2004 viene messo in scena L’Ospite, tratto da Teorema. Dal 2005 la compagnia sviluppa un nuovo percorso attorno all’opera di Rainer Werner Fassbinder; attraverso le messa in opera di Piccoli episodi di fascismo quotidiano e la successiva tappa fassbinderiana Rumore rosa (2006).

   
   
www.motusonline.com