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Teatro degli Atti - Rimini
13 luglio, ore 17.30
14 luglio, ore 17.30
durata 3h 45 ’
Accademia degli Artefatti (Italia)
Attempts on her life -
17 soggetti per il teatro
di Martin Crimp
regia di Fabrizio Arcuri
traduzione Margherita D’amico
consulente alla drammaturgia Luca Scarlini
con Miriam Abutori, Matteo Angius, Gabriele Benedetti, Paola
Cannizzaro, Fabrizio Croci, Daria Deflorian, Pieraldo Girotto, Sandro
Mabellini, Simona Senz’acqua, Antonio Tagliarini, Annapaola Vellaccio
scene e costumi Rita Bucchi
disegno luci Diego Labonia
sonoro D.J.Ras Noiz
fonica Daniele Incudine
contributi video Pietro Alessandro
organizzazione Miguel Acebes
produzione Accademia degli Artefatti; Enzimi; Nottebianca; Comune
di Roma; TSI Florian (Pe) e in collaborazione con Rialto Santambrogio
I diciassette pezzi hanno la durata complessiva di tre ore e trenta con
un intervallo di 15 minuti
Un testo fatto di diciassette diversi spettacoli con un unico filo in
comune, lei Anna o Anya o Anouska o chiunque sia, della quale si tenta
di rintracciare l’identità attraverso indagini e informazioni.
Apparentemente dunque diciassette soggetti che trattano questioni diverse
ma che si rincorrono attraverso piccoli particolari, tracce rimandi, ripetizioni.
Ogni soggetto ha un titolo diverso e non prevede suddivisione in personaggi
né indicazione di alcuna sorta, dei trattini contraddistinguono
ogni inizio di battuta e solo il gioco scenico e la costruzione di una
relazione determinano chi e quanti sono a interpretare il pezzo.
Il testo sarà dunque rispettato fedelmente e fedelmente sarà
rispettata la non necessaria identificazione di ruoli e personaggi o ambientazioni
che sono solo accenni per depistare ulteriormente lo spettatore che si
potrà perdere se lo desidera in questo labirinto, un labirinto
fatto di fraintendimenti di meccanismi del linguaggio e di equivoci che
è la realtà che Crimp ci propone.
Il testo in questione Attempts on her life (Attentati alla vita di lei
- 17 soggetti per il teatro, 1997) di Martin Crimp, è un aberrante
sequela di brevi pezzi sull’identità, la guerra, il terrorismo,
la televisione, i meccanismi della comunicazione legati da un filo comune
.
Il testo parla di una certa Anna che non conosceremo mai e che attraverso
17 soggetti scopriremo essere una rifugiata politica, una terrorista internazionale,
una marca d’automobile…
1. Tutti i messaggi sono stati cancellati
Ascoltiamo i messaggi della segreteria telefonica di Anna e attraverso
gli amici, i genitori e personaggi non meglio identificati cominciamo
a comprendere la stravaganza del personaggio.
2. Tragedia di amore e ideologia
Amore e ideologia politica. Alcune persone con lucida distanza e comicità
irriverente ci parlano in versione melodrammatica dei balcani e dell’Europa
sullo sfondo di un improbabile amore tra Anna e un rifugiato politico.
3. Fiducia in noi stessi
Capitalismo e identità, natura distrutta e armonia stile age d’or
rimpianta, alcune persone parlano delle piante che Anna cura facendone
ovviamente metafora. La guerra è il soggetto per un film.
4. L’inquilina
Alcune note su Anna, non fuma, gioca alla lotteria, ecc.
5. L’obiettivo ti ama
Satira pungente tra realtà e finzione e i meccanismi indotti della
comunicazione.
Anna è un’invenzione mediatica, una rock star.
6. Mamma e Papà
Scontro generazionale rapporto con i genitori. Single, matrimoni il modello
borghese si infrange e Anna si sente uno schermo senza tubo catodico,
forse si è suicidata.
7. La nuova Anna
Anna è la marca di un automobile.
8. Fisica delle particelle
Anna ha scoperto una particella e gli ha dato il suo nome.
9. La minaccia del terrorismo internazionale
Religione, potere, identità una gran confusione, forse Anna è
un Kamikaze.
10. Un po’ buffo
Primo raccordo esilarante per tentare di rintracciare Anna tra marche
di automobili, storie da telenovela e realtà.
11. Senza titolo (100 parole)
100 oggetti legati al suicidio esposti in una galleria. Anna l’artista
offre uno spunto di conversazione sull’arte e la realtà e
il senso di queste.
12. Strano!
Forse l’hanno presa, Anna è una spia, ora sotto le torture
confesserà. Oppure Anna, la piccola Anouska è una vittima
delle barbarie delle guerre.
13. Jungfrau (WORD ASSOCIATION)
Lei è russa, lui è tedesco, riescono a dirsi poche parole
in una lingua comune.
13 bis. Comunicazione con gli alieni
Scopriamo che lei è stata penetrata da dei raggi alieni, e che
potrebbe essere diventata una sorta di cavallo di Troia per un’invasione
extraterrestre.
14. La ragazza della porta accanto
Secondo raccordo sulle vicende che vedono Anna coinvolta questa volta
da testo è una canzone.
15. La dichiarazione
Una testimonianza, qualcuno l’ha vista e depone al commissariato.
16. Pornò
Una conferenza internazionale, lo speaker è una donna molto giovane,
mentre parla le sue parole vengono tradotte in una lingua africana, sudamericana
e una lingua dell’est, forse un G7 o una Kyoto. Anna è un’attrice
porno.
17. Precedentemente surgelato
Una riflessione sulla morte, che Anna sia morta?
Il testo, come si intuisce, riesce a fornire ampi spunti di lavoro e di
comicità e satira senza cadere nella moralità né
nella retorica, in diversi momenti oltre a quelli richiesti dal testo
ci sono alcune canzoni cantate dal vivo.
Note di Martin Crimp sul testo
Crimp scrive che nella messa in scena il primo soggetto-segreteria –
può non esser fatto, poi scrive:
Questo lavoro è destinato a una compagnia di attori formati in
modo da rispecchiare la composizione del mondo al di là del teatro.
Ogni soggetto in parole – il dialogo-deve distendersi all’interno
di un mondo distinto – un disegno-che meglio esprima la sua ironia.
Il resto dei testi non hanno poi nessun tipo di indicazione per la messa
in scena, né ruoli, né personaggi. Ogni battuta è
contraddistinta da un trattino e non ha altre didascalie.
Note sull’autore
Martin Crimp è uno dei più interessanti drammaturghi inglesi
emersi negli anni Ottanta. La sua opera è caratterizzata dalla
visione della società contemporanea come un luogo di decadimento
morale, compromesso e violenza a malapena trattenuta. È anche un
autore che ha radici sia nella tradizione teatrale inglese che europea.
Nato nel 1956 nel Kent, si è laureato nel 1978 a Cambridge dove
ha visto la luce la sua prima opera teatrale Clang, ispirata a Beckett
e Ionesco. Nel 1980 comincia a lavorare all’Orange Tree Theatre
dove va in scena la sua prima opera teatrale Living Remains (1982), una
pièce beckettiana incentrata su una donna intrappolata in una cella.
Nel 1988 divenne sceneggiatore per Thames TV e dopo che nel 1990 il Royal
Court Theatre mise in scena No One Sees the Videos si consolidò
come drammaturgo emergente del nuovo teatro britannico influenzando autori
come Sarah Kane. Dalla metà degli anni Novanta la sua reputazione
è cresciuta sia in Gran Bretagna che all’estero, specialmente
in Europa. Vive a Londra con la moglie e tre figlie. Martin Crimp è
uno scrittore di prima classe che riassume in sè il meglio della
tradizione modernista inglese, la precisione linguistica di Beckett, la
minaccia verbale di Pinter e l’uso ardito della forma della Churchill
e si confronta con la tradizione europea del surrealismo, dell’assurdo
e del post-strutturalismo. Il risultato è una specie di crimpland,
un luogo dove le preoccupazioni dell’uomo comune della classe media,
dal comprare o vendere casa al trasferirsi in campagna nasconde a malapena
un mondo di paure nascoste, sentimenti crudeli e desideri malvagi. Partendo
da situazioni quotidiane Crimp al suo meglio riesce a dipingere un quadro
di desolazione spirituale. La sua scrittura è sottile, incerta,
evasiva, umorale ed evocativa. I desideri e i bisogni umani covano sotto
la superficie della vita quotidiana minando i programmi più riusciti
e trasformando la sicurezza in panico. Con grande controllo e intelligenza
teatrale Crimp offre una visione critica del declino morale e sociale
della società postmoderna che è geniale e convincente.
Martin Crimp a buon diritto entra nel gotha degli autori contemporanei
grazie ad alcuni testi particolarmente significativi che ben delineano
alcuni temi cari al contemporaneo.
Si rintraccia infatti nei contenuti dei suoi testi lo smarrimento, la
perdita d’identità dell’individuo contemporaneo nonché
la difficoltà ad attenersi a certi valori e a certe regole che
non sono più supportate dalla società, ossia in ogni manifestazione
dell’agire umano si rintracciano una perdita di morale, di religione,
spesso di senso.
Il linguaggio che Martin Crimp sceglie è quello più legato
alla realtà cercando di rintracciare la poesia in un linguaggio
aulico e retorico e lo fa non senza utilizzare la feroce arma dell’ironia
cara a una certa drammaturgia inglese come Beckett o lo stesso Pinter.
Shakespeare utilizzava le mode e i gusti del momento per attrarre il pubblico
e invitarlo a riflettere su determinate questioni legate a logiche di
potere o a vizi della società di quell’epoca. Allo stesso
modo Martin Crimp si appropria del contemporaneo per trasmetterci l’aspra
considerazione sui rapporti umani, sul potere, sul sesso, e lo fa scegliendo
ora la forma della soap-opera ora scegliendo un montaggio più vicino
a un videoclip musicale che alla piece teatrale, tutto sempre sotto il
filtro della corruzione e della malattia, dell’inadeguatezza della
morbosità e di quanto generalmente viviamo e che spesso non ci
stupisce più tanto è labile il confine tra la fiction e
la realtà.
Nel 1990 Crimp inizia a collaborare stabilmente con il Royal Court Theatre
di Londra. Tra tutti i testi, Attentati alla vita di lei, presentato al
Royal Court Theatre Upstairs nel marzo 1997, è certamente quello
più sperimentale dal punto di vista formale: è anche il
lavoro dello scrittore più maturo, Martin Crimp, che ha quarantuno
anni. È significativo comunque notare quante cose Crimp condivida
con la generazione seguente: il piacere per la poesia del linguaggio,
l'interesse per il tema della violenza, il radicale disprezzo per il capitalismo,
il rifiuto di una società che tenta di trasformarci tutti in una
massa indistinta di consumatori itineranti. Per gli altri scrittori il
simbolo della società dei consumi è il cibo: per Crimp è
il mondo dei viaggi ad aria condizionata. Da un punto di vista strutturale
Crimp rischia molto di più degli altri. Non ci dà un testo
ma “diciassette soggetti per il teatro”. Questi soggetti ruotano
tutti intorno a un personaggio assente via via chiamato Anne, Annie, Anya,
o piccola Annuschka. Può essere una terrorista urbana, un corriere
suicida, una scultrice d'avanguardia, una bambina morta e perfino un'automobile
chiamata Anny. Vengono in mente numerosi paragoni. Con il Il tempo e la
stanza di Botho Strauss, che utilizza anch’esso un'eroina dall'identità
continuamente mutevole per esprimere la disperazione e il vuoto della
società moderna. O anche con Un ispettore in casa Birling di Priestley,
in cui una donna morta è il tramite per un attacco a sfondo etico
contro la cultura materialista. Ma il maggior risultato di Crimp in questo
testo straordinario è che riesce a offrirci una decostruzione del
modello contemporaneo di dramma – è un lavoro senza trama,
personaggi o dialoghi convenzionali – pur esprimendo allo stesso
tempo un forte impegno morale. Per Crimp, che un tempo lavorava in un’agenzia
di pubblicità, l’automobile diventa il simbolo del vuoto
del capitalismo globale e “la Anny sfreccia all'alba attraverso
villaggi nordafricani”.
Note di regia
Nessuna trama, nessun personaggio, nessun luogo.
La forza visiva che scaturisce dai testi di Crimp si nutre del contemporaneo,
e non è un caso che più volte sia stato paragonato a Damien
Hirst, l’artista inglese noto per la dissezione in formaldeide di
animali o per le teche dentro cui isola ed esalta dei particolari di vita
quotidiana.
John Peter del Sunday Times sostiene che in un certo senso il teatro di
Crimp è come un’istallazione: i suoi elementi non sono strutturati
per imitare una realtà che potete riconoscere o per raccontare
una storia che potete seguire, ma per offrirvi oggetti da interpretare.
Il testo non è altro che uno di questi oggetti. O meglio diciassette
oggetti.
Prima che alla scena, dunque, penso che questa assenza di qualunque riferimento,
questa frammentarietà, che è la vita, quella vera, è
materiale di indagine per l’attore. Che vuol dire per l’attore
sprofondare in questo vuoto? Dove costruire un percorso all’interno
di queste vicende inafferrabili? Ecco questo è il primo grado di
performance da accettare e restituire da parte dell’attore: parodiare,
contraddire, sovvertire e asserire tutto quello che si fa o si dice, in
un continuo gioco di entrata e uscita dalla realtà che si sta generando
in quel momento e che è l’unica realtà a cui si può
credere. Dunque la relazione che si instaura in quel momento tra i personaggi
è l’unica cosa a cui ci si può aggrappare senza sedimentare
né atteggiamenti né percorsi individuali introspettivi che
si sottrarrebbero alla relazione, che come viene a mancare svuota completamente
di senso quello che si sta costruendo in quel momento. Questa dose di
rischio e di improvvisazione (anche se il termine non rende giustizia)
crea il primo momento di rottura che avvicina il tipo di lavoro a una
performance o a una istallazione artistica piuttosto che a una messa in
scena tradizionale.
Il lavoro presentato è dunque un embrione di quello che diventerà,
di quello che durante il rodaggio e le repliche future sarà la
sua vera trasformazione.
Abbiamo trattato ogni soggetto come se fosse uno spettacolo in quanto
tale dunque ogni spettatore può scegliere quanti dei 17 spettacoli
vedere.
Può vederne solo qualcuno o lasciarsi appassionare dall’indagine
attraverso la vita di lei che l’insieme degli spettacoli tracciano
oppure può vederne alcuni in modo occasionale e avrà comunque
un senso di tutta l’operazione che vive appunto di stratificazioni
di senso
Accademia degli Artefatti nasce intorno ai primi anni Novanta.?
Produce da allora numerosi spettacoli, performance e azioni teatrali ed
è ospite nelle più importanti manifestazioni teatrali e
rassegne italiane. Si contraddistingue per l’indiscriminato approccio
di contaminazione fra le arti, mentre parallelamente sviluppa una propria
modalità prettamente teatrale. Fra i progetti messi in opera: “Progetto
Beckett c’è ma non si vede” (1994-1996), “Progetto
lirica” (1994-1996), “Progetto età oscura” (1997-2002),
“Dress-code: reality” (2003-2006). È vincitrice di
numerosi premi tra cui: premio Concorso Italia Riccione TTV 1995 e menzione
speciale della giuria nel 1998; primo premio Meeting Europeo 2002 Atene;
primo premio Dioniso del Teatro (Torino); Premio Ubu migliore proposta
testo straniero 2005. Produce diversi drammi radiofonici per Radio Rai
Tre e organizza eventi e manifestazioni tra cui “Extraordinario
1995” (Roma); “Le notti bianche” (2001); “Cividale
del Friuli” e “Short theatre 2006” (Teatro India, Roma).
Fabrizio Arcuri è
regista e autore degli spettacoli della compagnia Accademia degli Artefatti
dal 1990. Ha lavorato come aiuto regista di Peter Stein e si è
formato all’interno dell’Università La Sapienza di
Roma seguendo i corsi di Dario Fo, Sandro Lombardi, Carlo Quartucci. Ha
studiato danza con Claude Coldy, Masaki Iwana, Vin Van de Keibus. Autore
di opere video è vincitore con Dati del premio Riccione TTV - Concorso
Italia 1996 e sempre al premio Riccione TTV ha ricevuto la menzione speciale
1999 per il testo Sulle possibilità razionali di una vita qualsiasi.
Nel 2004 è stato tra gli otto finalisti del Concorso Italia al
TTV Riccione Expanded Theatre con il video Ex proclama e martirio. Ha
condotto numerosi laboratori, collabora con il Dams di Torino come regista
e coordinatore delle attività didattiche di corsi e master.
Tappe produttive:
febbraio ’06: laboratorio al all’Arboreto di Mondaino (individuazione
di una parte del cast)
maggio ’06: residenza creativa all’Arboreto di Mondaino (allestimento
di uno studio)
giugno ’06: residenza-laboratorio di quattro settimane al TSI Florian-Proposte,
Pescara (allestimento di uno studio)
luglio ’06: tappa di studio al festival Santarcangelo ‘06
(allestimento della prima parte dello spettacolo)
luglio ’06: Anteprima di una delle due parti al Bassano Opera festival
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