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13 luglio 2009
Nero su bianco
È tempo di mettersi in ascolto. È tempo di fare silenzio dentro di sè. È tempo di essere mobili e leggeri, di alleggerirsi per mettersi in cammino. È tempo di convivere con le macerie e l'orrore, per trovare un senso. Tra non molto, anche i mediocri lo diranno. Ma io non parlo di strade più impervie, di impegni più rischiosi, di atti meditati in solitudine. L'unica morale possibile è quella che puoi trovare, giorno per giorno, nel tuo luogo aperto-appartato. Che senso ha se solo tu ti salvi. Bisogna poter contemplare, ma essere anche in viaggio. Bisogna essere attenti, mobili, spregiudicati e ispirati. Un nomadismo, una condizione, un'avventura, un processo di liberazione, una fatica, un dolore, per comunicare tra le macerie. Bisogna usare tutti i mezzi disponibili, per trovare la morale profonda della propria arte. Luoghi visibili e luoghi invisibili, luoghi reali e luoghi immaginari popoleranno il nostro cammino. Ma la merce è la merce, e la sua legge sarà sempre pronta a cancellare il lavoro di chi ha trovato radici e guarda lontano. Il passato e il futuro non esistono nell'eterno presente del consumo. Questo è uno degli orrori, con il quale da tempo conviviamo e al quale non abbiamo ancora dato una risposta adeguata. Bisogna liberarsi dell'oppressione e riconciliarsi con il mistero. Due sono le strade da percorrere, due sono le forze da far coesistere. La politica da sola è cieca. Il mistero, che è muto, da solo diventa sordo. Un'arte clandestina per mantenersi aperti, essere in viaggio, ma lasciare tracce, edificare luoghi, unirsi a viaggiatori inquieti. E se a qualcuno verrà in mente, un giorno, di fare la mappa di questo itinerario; di ripercorrere i luoghi, di esaminare le tracce, mi auguro che sarà solo per trovare un nuovo inizio. È tempo che l'arte trovi altre forme per comunicare in un universo in cui tutto è comunicazione. È tempo che esca dal tempo astratto del mercato, per ricostruire il tempo umano dell'espressione necessaria. Una stalla può diventare un tempio e restare magnificamente una stalla. Né un Dio, né un'idea, potranno salvarci ma solo una relazione vitale. Ci vuole un altro sguardo per dare senso a ciò che barbaramente muore ogni giorno omologandosi. E come dice un maestro: "tutto ricordare e tutto dimenticare".
Antonio Neiwiller, Maggio 1993
Vi accorgerete che, in qualunque momento vi siate mosso, ora è notte, una notte profonda e indifferente, e in un primo momento questo crederete di notare: che (...) dovunque regna un assoluto silenzio. (...) E dunque sosterete. E dopo qualche minuto di sosta vi accadrà di sentire un rumore lieve, e comincerete a chiedervi: rumore o voce? E di che o di chi? E come descriverlo? Non cercate di descriverlo, perché ad ogni vostra sosta, in ogni punto di quelle malinconiche strade (...) quel suono sarà diverso. (...) Talora vi parrà ovvio che si tratti di rumore, e prenderete ad indagare quale macchina, ordigno, quale scricchiolio di travi o smottare di ciottoli produca quel rumore che insieme vi parrà ovvio e affascinante (...) Ma, come che sia, ogni rumore, in quella notte, nella stanchezza che in quel punto vi toccherà sperimentare, farà battere il vostro cuore sfinito, e vi dirà che altrove, certo non dove voi sostate, qualche cosa sta accadendo (...). Ma supponiamo che uno di questi rumori vi giunga all'orecchio con una apparente ritmica scansione; allora la vostra sosta si farà allarmata; perché il ritmo che vi è più familiare è pur sempre quello del vostro cuore, e dunque vi accadrà (...) di supporre che qualcosa non ignaro di cuore regoli quei ritmati suoni. Occorre appena dire quanto questa ipotesi sia incauta: giacché si danno casi in cui il ritmo non obbedisce ad una scansione cordata, ma ad un ingegnoso intrico di tragitti: poniamo, una goccia che s'agglomeri e corra da una gronda, che dalla sua stazione non si muoverà se non quando raggiunga una certa pinguedine; o una porta che sbatta perché la pressione del vento ritmicamente fa breve e dispettoso mulinello. (...) E perché quella porta non venne chiusa irreparabilmente? (...) D'altra parte, non potrete fare a meno di pensare che anche l'ipotesi che ci fosse una porta, e quella non fermata, e smossa dal vento, non era che una laboriosa escogitazione (...) E dunque può anche essere che quello scricchiolìo sia solo la voce di quella ritmata pulsione, e il tutto, ritmo e scricchiolio, designino l'essere più indecifrabile(... ) e vivo"
tratto da Rumori e voci di Giorgio Manganelli
E ascese un albero. O puro trascendere!
Orfeo canta! Oh alto albero che nell’orecchio sorge!
E tutto tacque. Ma anche in quel tacere
fu nuovo inizio, segno e metamorfosi.
Uscirono animali di silenzio dal chiaro
Del liberato bosco, da tane e da cespugli;
e fu palese che non per astuzia,
non per paura in sé chiusi tacevano, ma intenti
stavano ad ascoltare. Ruggiti, gridi, bramiti
parvero affievoliti in loro. E ove prima era
meno di una capanna a ricevere la voce,
un nascondiglio di indistinte brame
con un accesso i cui stipiti tremano -
tu fondasti nel loro udito i templi.
tratto da Sonetti a Orfeo, Rainer Maria Rilke
Create le bestie! Inventate la loro storia. Affilate i loro grandi artigli. Temperate i loro becchi curvi e tenaci. Date loro un itinerario calcolato e sicuro.
Ah, chi non conserva un bestiario per arricchire determinati momenti e affinché serva come compagnia per il futuro!
Estendiamo il dominio delle bestie. Che comincino ad entrare nelle città, che costruiscano il loro rifugio negli edifici bombardati, nelle fogne straripate, nelle torri inutili che commemorano date dimenticate. Entriamo nel regno delle bestie. Dal loro prestigio dipende la nostra vita. Loro apriranno le nostre migliori ferite.
Delle bestie, Alvaro Mutis
Antonio Neiwiller, Maggio 1993
Vi accorgerete che, in qualunque momento vi siate mosso, ora è notte, una notte profonda e indifferente, e in un primo momento questo crederete di notare: che (...) dovunque regna un assoluto silenzio. (...) E dunque sosterete. E dopo qualche minuto di sosta vi accadrà di sentire un rumore lieve, e comincerete a chiedervi: rumore o voce? E di che o di chi? E come descriverlo? Non cercate di descriverlo, perché ad ogni vostra sosta, in ogni punto di quelle malinconiche strade (...) quel suono sarà diverso. (...) Talora vi parrà ovvio che si tratti di rumore, e prenderete ad indagare quale macchina, ordigno, quale scricchiolio di travi o smottare di ciottoli produca quel rumore che insieme vi parrà ovvio e affascinante (...) Ma, come che sia, ogni rumore, in quella notte, nella stanchezza che in quel punto vi toccherà sperimentare, farà battere il vostro cuore sfinito, e vi dirà che altrove, certo non dove voi sostate, qualche cosa sta accadendo (...). Ma supponiamo che uno di questi rumori vi giunga all'orecchio con una apparente ritmica scansione; allora la vostra sosta si farà allarmata; perché il ritmo che vi è più familiare è pur sempre quello del vostro cuore, e dunque vi accadrà (...) di supporre che qualcosa non ignaro di cuore regoli quei ritmati suoni. Occorre appena dire quanto questa ipotesi sia incauta: giacché si danno casi in cui il ritmo non obbedisce ad una scansione cordata, ma ad un ingegnoso intrico di tragitti: poniamo, una goccia che s'agglomeri e corra da una gronda, che dalla sua stazione non si muoverà se non quando raggiunga una certa pinguedine; o una porta che sbatta perché la pressione del vento ritmicamente fa breve e dispettoso mulinello. (...) E perché quella porta non venne chiusa irreparabilmente? (...) D'altra parte, non potrete fare a meno di pensare che anche l'ipotesi che ci fosse una porta, e quella non fermata, e smossa dal vento, non era che una laboriosa escogitazione (...) E dunque può anche essere che quello scricchiolìo sia solo la voce di quella ritmata pulsione, e il tutto, ritmo e scricchiolio, designino l'essere più indecifrabile(... ) e vivo"
tratto da Rumori e voci di Giorgio Manganelli
E ascese un albero. O puro trascendere!
Orfeo canta! Oh alto albero che nell’orecchio sorge!
E tutto tacque. Ma anche in quel tacere
fu nuovo inizio, segno e metamorfosi.
Uscirono animali di silenzio dal chiaro
Del liberato bosco, da tane e da cespugli;
e fu palese che non per astuzia,
non per paura in sé chiusi tacevano, ma intenti
stavano ad ascoltare. Ruggiti, gridi, bramiti
parvero affievoliti in loro. E ove prima era
meno di una capanna a ricevere la voce,
un nascondiglio di indistinte brame
con un accesso i cui stipiti tremano -
tu fondasti nel loro udito i templi.
tratto da Sonetti a Orfeo, Rainer Maria Rilke
Create le bestie! Inventate la loro storia. Affilate i loro grandi artigli. Temperate i loro becchi curvi e tenaci. Date loro un itinerario calcolato e sicuro.
Ah, chi non conserva un bestiario per arricchire determinati momenti e affinché serva come compagnia per il futuro!
Estendiamo il dominio delle bestie. Che comincino ad entrare nelle città, che costruiscano il loro rifugio negli edifici bombardati, nelle fogne straripate, nelle torri inutili che commemorano date dimenticate. Entriamo nel regno delle bestie. Dal loro prestigio dipende la nostra vita. Loro apriranno le nostre migliori ferite.
Delle bestie, Alvaro Mutis