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Chi siamo
Storia

Chi siamo

L'Associazione Santarcangelo dei Teatri
Santarcangelo dei Teatri è una associazione senza scopo di lucro che riunisce i Comuni di Santarcangelo, Rimini, Poggio Berni, Torriana, Verucchio, Sogliano al Rubicone, Bellaria-Igea Marina, San Mauro Pascoli, Longiano e la Provincia di Rimini.
L'associazione gode del contributo del Ministero per i beni e le attività culturali e della Regione Emilia-Romagna.
Finalità dell'associazione è essenzialmente la promozione della cultura teatrale.
Tale finalità si realizza attraverso la produzione e la promozione di opere teatrali che appartengano alla tradizione del teatro d'arte e di ricerca; di mostre, convegni, dibattiti; di installazioni e video. E ancora attraverso la cura della formazione, dell'aggiornamento e del perfezionamento dei quadri artistici, organizzativi e tecnici; la valorizzazione della drammaturgia e della creazione contemporanea; l'archiviazione e la valorizzazione dei materiali di documentazione teatrale.
In questo quadro di finalità, l'attività principale dell'Associazione è la realizzazione del Festival Santarcangelo dei Teatri.

Santarcangelo International festival of the arts
É un festival internazionale dedicato alla scena contemporanea. Produce e promuove opere di teatro e di danza, con una particolare attenzione ad esperienze interdisciplinari e a dinamiche di cooperazione internazionale.
Coniuga un'apertura a tutto campo alle aree di vitalità della nuova scena europea con un forte radicamento sul territorio e una costante cura del confronto tra la creazione italiana e quella straniera, in una prospettiva di incontro e di lavoro piuttosto che di presentazione di opere.

Storia

a cura di Cristina Ventrucci

Nato nel 1971 con forte impeto politico il Festival di Santarcangelo si denominò "Festival Internazionale del Teatro in Piazza" e sotto la direzione artistica del romano Piero Patino volle tessere nelle maglie dell'arte teatrale le istanze politiche legate ai movimenti del '68 e il folklore insito nella tradizione culturale della terra in cui l'evento nasceva, quella Romagna che è nutrimento di illustri visionarietà poetiche.
La piccola Santarcangelo, arroccata su una lieve collina a pochi chilometri dall'Adriatico e successivamente denominata da Roberto Bacci "cittadella del teatro", è diventata palcoscenico di un incessante laboratorio di linguaggi e di idee; un piccolo paese, che non essendo dotato di un teatro, si è fatto esso stesso teatro, con le piazze, le contrade e l'antico sferisterio come scena di spettacoli che hanno segnato la storia teatrale contemporanea.

Santarcangelo - per vocazione "terra di poeti" avendo dato i natali a grandi artisti come Raffaello Baldini e Tonino Guerra - è oggi "Santarcangelo dei Teatri", un nodo centrale delle attività della scena internazionale che sempre di più nel corso degli anni ha unito un forte senso di necessità d'arte alla determinante ricerca di un rapporto col pubblico e con gli spazi del teatro.

1971 / 1977 Sotto il segno del teatro politico
Anni '70. Fermenti politici in atto. La nascita del festival di Santarcangelo non è avulsa dal contesto: "Il teatro sgorga dalla collettività (…) per ritornare alla collettività" sostiene il primo direttore artistico, Piero Patino, regista ed ex avvocato, che sottolinea il carattere sociale e politico dell'arte scenica in opposizione a un teatro "mercificato". Erano gli anni in cui studenti e operai scendevano in piazza a manifestare il proprio dissenso, e proprio alla piazza, come simbolo e insieme come luogo concreto dell'incontro e della discussione, viene dedicato il festival. Nato da idee e riflessioni di Flavio Nicolini, Piersilverio Pozzi e dell'allora sindaco Romeo Donati che lo realizza in stretto accordo con Patino, il festival di Santarcangelo parla di "teatro propedeutico", di "finalità educative", ed estende la propria offerta dalle rappresentazioni di chiaro impegno a quelle folcloristiche, nel tentativo di coinvolgere intorno all'esperienza teatrale il maggior numero di persone, abitanti e turisti. I palchi a cielo aperto nella cittadina romagnola radunano molti sguardi curiosi, coinvolgendo anche attivamente le persone del luogo e ha così inizio il "Festival internazionale del teatro in piazza". Giungono al festival in questi anni Dario Fo e Franca Rame, il Club Teatro di Remondi e Caporossi, Giorgio Gaber, Giovanna Marini, Il Granteatro con Carlo Cecchi, La Maschera di Memè Perlini e la compagnia Il Cerchio diretta da Roberto De Simone di cui fanno parte Isa Danieli e Giuseppe e Concetta Barra, mentre compaiono in locandina anche i nomi di Lina Sastri, Teresa De Sio e Marco Messeri. Tutto questo in un programma fitto di gruppi teatrali nascenti come il Tascabile di Bergamo, il Teatro di Ventura, il Teatro delle Briciole, Attori e Tecnici, Mago Povero, Quelli di Grok e il Piccolo Teatro di Pontedera. Non mancano ospiti stranieri dall'Europa dell'est, dal Brasile e dagli Stati Uniti. Va inoltre segnalato il sodalizio del direttore Patino con il pittore e poeta spagnolo Raphael Alberti che partecipò a diverse iniziative a sfondo prettamente politico così come Isabell Allende e numerosi altri intellettuali. Ad Alberti e alla moglie Maria Teresa Leon Santarcangelo ha conferito nel 1974 la cittadinanza onoraria quali interpreti della "lotta per la libertà dei popoli".

1978 / 1983 Tre direttori e un "terzo teatro"
Gli ultimi anni '70 in Italia sono quelli del teatro spontaneo e di base. Si fa strada a Santarcangelo, attraverso la presenza di Roberto Bacci prima e di Ferruccio Merisi poi, il Terzo Teatro invocato da Eugenio Barba nel '76. La sfida di Bacci è quella di portare "la città dentro il teatro" e uscire dunque da un canone convenzionale di spettacolo. Prende piede così il teatro di strada ed entrano a far parte dell'anima del festival le pratiche di autoformazione, i laboratori, il training: la vena politica diviene determinazione a sperimentare un nuovo linguaggio. I maestri di cui si nutre questo movimento sono Jerzi Grotowski, il Bread and Puppet e Julian Beck con il Living Theatre: lo sguardo è puntato su Artaud. I gruppi italiani protagonisti di questa fase teatrale partecipano al festival costituendone l'anima e il corpo in uno slancio univoco che coinvolge pratica e teoria, col sostegno dei professori universitari del Dams di Bologna. Suscita polemiche in questo clima, e decade nel giro di un solo anno, la direzione artistica di Antonio Attisani che nel 1981, tra le direzioni Bacci e Merisi, intende ampliare la panoramica teatrale ad altre tradizioni ed esperienze invocando un incontro tra diverse generazioni di artisti. È in questi anni che il festival diviene occasione d'incontro per i giovani, che si radunano ogni estate, accampandosi in zona, per seguire gli eventi e partecipare a quello che sarà per molti anni a venire un grande rito collettivo. Trovano spazio in questa fase le tradizioni orientali che ispirano gran parte delle pratiche del Terzo Teatro. Il festival ospita così alcuni esponenti del teatro giapponese, indiano e balinese. Mentre tra gli artisti occidentali vanno ricordati oltre ai già citati, El Teatro Campesino, Augusto Boal, Iben Nagel Rasmussen, Yves Lebreton, Boleslav Polivka, e tra gli italiani il Teatro Potlach, Akroama, il Teatro degli Dei, il Tico Teatro con Danio Manfredini, il Carrozzone (poi Magazzini Criminali) e il Teatro dell'Arte Maranathà (di cui facevano parte le Albe), oltre al Piccolo Teatro di Pontedera che fa capo a Bacci e il Teatro di Ventura di cui è fondatore Ferruccio Merisi. Attisani, nel suo intermezzo invita, tra gli altri, Katzenmacher di Santagata e Morganti, il Collettivo di Parma, il Teatro dell'Elfo, il Teatro della Valdoca, Il Teatro Nucleo, il Kismet, la Banda Osiris, Osmego Dnia, e molti artisti dagli States (tra cui spicca la figura di Laurie Anderson), dalla Francia, e da Gran Bretagna, Portogallo, Argentina.

1984 / 1988 La cittadella del Teatro
Roberto Bacci viene rinominato nel 1984 alla conduzione del festival. La prima edizione, di quello che sarà per lui un nuovo corso di cinque anni, viene intitolata provocatoriamente L'ultimo festival di Santarcangelo, con interrogativi posti sia verso l'esterno - le istituzioni pubbliche - che al proprio interno. Si è consolidata nel tempo un'inscalfibile identità, istanze artistiche estremamente legate a una dimensione politica e sociale rendono in parte rigida la struttura; in un contesto di intensa affluenza di pubblico e grande richiesta di partecipazione delle compagnie, il dibattito avviato trova molto spazio nei media. "Non pensare a un festival futuro ma al futuro del festival" suggerisce Bacci, così, per una rigenerazione e un ampliamento di quello che è diventato un laboratorio di cultura teatrale, si riaffaccia l'ipotesi di un'attività annuale che allarghi i confini della manifestazione estiva e che rinforzi le possibilità di progettazione. A rappresentare questa tensione (che già aveva dato luogo all'Istituto di Cultura Teatrale diretto dal Teatro di Ventura nel '78) sarà, dapprima, l'immagine di Cittadella del teatro, e successivamente quella denominazione che, dall'86 a oggi, sigla lo statuto del festival e tutti i progetti a esso legati: Santarcangelo dei Teatri. Intorno al direttore artistico si adoperano con sempre maggiore incisività docenti e personalità della cultura tra cui Claudio Meldolesi, Ferdinando Taviani, Piero Meldini, Raimondo Guarino, Piergiorgio Giacché, mentre Dario Fo e Els Comedians sono "gli apripista" sul palcoscenico di questa nuova "era Bacci". È in questi anni che si colloca la "questione del cavallo". Si sono fatti strada nella programmazione del festival alcuni nuovi gruppi italiani, avulsi dal Terzo Teatro e portatori di linguaggi inediti e di forte valore estetico. Così, accanto a Odin Teatret, Akademia Ruchu, Teatro Nucleo e Teatro Potlach, compaiono Società Raffaello Sanzio e i già nominati Teatro della Valdoca e Albe, Parco Butterfly (Virgilio Sieni), Enzo Cosimi, Marcido Marcidoris e, appunto, i Magazzini Criminali, autori di uno storico Genet a Tangeri ambientato nel macello di Riccione, dove l'atto dell'uccisione di un cavallo, destinato a macellazione, era stato inserito nella drammaturgia dello spettacolo. Il clamore suscitato dall'evento scatenerà una furia di interventi che vedrà scendere in campo intellettuali e artisti tra cui Enzo Biagi, Giorgio Albertazzi, Ugo Volli, Dario Fo, Franco Quadri, Carlo Infante, Ferdinando Taviani, Giuseppe Bartolucci e Antonio Attisani. Altre presenze artistiche che spiccano nell'arco di queste cinque edizioni sono quella di Thierry Salmon con le sue memorabili Troiane, il Teatro dei Mutamenti di Antonio Neiwiller, e poi Ariane Mnouchkine, Manoel De Oliveira, Leo de Berardinis, Mario Martone, il circo equestre Zingaro, Silvio Castiglioni, Raul Ruiz, Robledo Delbono, Jerzy Stuhr, Judith Malina e Jerzi Grotowski.

1989 / 1993 Il teatro indipendente
"Luoghi d'intesa" è il titolo del primo festival di quello che sarà un quinquennio diretto da Antonio Attisani rinominato a distanza di otto anni dalla precedente e sfortunata sua edizione. La presenza di un intellettuale, un teorico, alla direzione artistica, dopo gli anni in cui il festival era stato forgiato dalla sensibilità di un regista con forte impronta pratica, permette allo sguardo di prendere distacco e alla panoramica di farsi più ampia. L'indicazione che caratterizza da subito questa fase del festival è quella di allargare la concezione di teatro di ricerca a diversi linguaggi contemporanei, anche oltre i confini del teatro, per porre Santarcangelo come crocevia o, appunto, "luogo d'intesa". Il teatro indipendente cui Attisani si riferisce nelle premesse teoriche esclude i vincoli degli aspetti produttivi e del mercato quanto le appartenenze di squadra. Eterogeneità critica anziché uniformità poetica, "solitarietà" invece della dimensione collettiva e di gruppo. È una svolta accompagnata da grandi contestazioni cui il direttore risponde lanciando titoli che invece contengono l'idea forte di un festival che rielabora la propria origine rinnovandosi: si parlerà di "Lavori in corso", "Lavoro d'arte comune", "Teatro per bande e predatori solitari", "Voci umane sempre presenti", "Santarcangelo dei teatri d'Europa" attraverso i titoli delle cinque edizioni. Compagni di viaggio di Attisani sono Daniele Brolli, Giorgio Sebastiano Brizio, Walter Valeri prima, e poi Umberto Artioli, Stefano Casi, Alberto Melucci, Mario Perniola, Valentina Valentini, Paolo Zenoni. Si apre il corso di Attisani con una grande edizione che unisce la presenza di un Carlo Cecchi già maturo e nuovamente alle prese con Amleto, a quella di Kazuo Ohno, Giovanni Testori e Franco Branciaroli sono affiancati a Diamanda Galas, Danio Manfredini ai Laibach. Teatro comico con Daniele Luttazzi e l'Archivolto (di cui facevano parte Maurizio Crozza e Marcello Cesena), poi teatro ragazzi, danza e permormance. Sempre continuando su questa linea entrano in programmazione negli anni successivi Théâtre du Radeau e i monaci tibetani, Remondi e Caporossi e César Brie, i concerti Rap delle Posse italiane anni '90 e Leo Bassi, Valére Novarina e le parate della Mutoid Waste Company, le contaminazioni di Shake Decoder e il Teatro delle Albe in fase afroromagnola, Andrea Adriatico con :riflessi e il Velemir Teatro di Claudio Misculin, e poi Tam Teatromusica, Kismet, Monica Francia, Walter Malosti col Teatro di Dioniso, Alfieri Mago Povero, Giardini Pensili, Marcello Sambati, Franco Scaldati. Vi sarà inoltre nel '93 invernale del festival con dedica alla Sarajevo martoriata dal conflitto etnico.

1994 / 1997 In mezzo agli uomini
Il testimone passa dalle mani di un acuto intellettuale a quelle di un grande artista, Leo de Berardinis. I suoi principi non sono così distanti da quelli del predecessore, ma il confronto con la tradizione, il rapporto tra le arti e l'ampliamento alla musica assumono qui una dimensione più intima e organica, dove preme all'artista indagare a fondo anche la relazione con lo spettatore.
Laboratori, seminari, incontri, convegni, che non sono mai mancati al festival, si fanno ancora più frequenti e viene più volte praticata la tecnica delle prove aperte e degli studi. De Berardinis promuove l'istanza di "un teatro pubblico popolare", "un teatro in mezzo agli uomini". Troviamo generi teatrali ricorrenti che vanno dalla commedia dell'arte alla tradizione di Pulcinella, dalla figura dell'attore-autore (quale è lo stesso de Berardinis) a una significativa incursione nel teatro-danza, mentre la vena che attraversa l'intero quadriennio è rintracciabile in una ricerca testuale che percorre le lingue e i dialetti. Viene inoltre avviata la pubblicazione dei "Quaderni di Santarcangelo" che raccolgono interventi teorici in chiave etica ed estetica sul teatro contemporaneo. Sono diretti da Gianni Manzella e vi si trovano interventi di artisti, tra i quali, il codirettore del festival Silvio Castiglioni, così come di studiosi e critici quali Laura Mariani, Claudio Meldolesi, Renata Molinari, Stefania Chinzari e Oliviero Ponte di Pino.
I protagonisti sono in questi anni Enzo Moscato, Claudio Morganti, Alfonso Santagata, Giorgio Barberio Corsetti, Moni Ovadia, Sanjukta Panigrahi, Giovanna Marini, Antonello Salis, Steve Lacy, il flamenco, Ivano Marescotti, che interpreta il primo testo teatrale di Raffaello Baldini, Marco Baliani, il Kismet, Judith Malina che con Lorenza Zambon per la compagnia Alfieri interpreta Doris Lessing, mentre trovano conferma Albe, Valdoca, Raffaello Sanzio, e per la danza Sosta Palmizi, Enzo Pezzella, Enzo Cosimi, Virgilio Sieni, Solari Vanzi. Questa direzione artistica indice inoltre un evento, presentato come anteprima del festival, attraverso il quale seleziona e propone i nuovissimi. Negli anni di de Berardinis si affacciano a Santarcangelo gli artisti della più recente generazione italiana da Motus a Teatrino Clandestino, da Fanny & Alexander all'Impasto poi Libera mente, La Nuova Complesso Camerata, Quelli che restano e altri.

1998 / 2001 L'orizzonte e la memoria
L'arte teatrale a cavallo tra i millenni vive una stagione ricca di linguaggi, i più diversi, frutto di ricerche estetiche e filosofiche. Santarcangelo è in questo contesto uno dei nodi focali in cui si intrecciano e da cui si propagano opere e pensieri. Il corso attuale è condotto da Silvio Castiglioni, forse la figura più organica e aderente al festival e alla sua storia. Castiglioni è attore e fu a suo tempo fondatore di quel Teatro di Ventura cui apparteneva anche Merisi; lo abbiamo citato poi al fianco di de Berardinis negli anni immediatamente precedenti la propria nomina, e lo vediamo oggi dare vita a un progetto che non ha paura di percorrere generi e temi, di confondere forme e contenuti, di riconoscere i padri e accogliere i patricidi perché, "occorre essere blasfemi per praticare il culto della tradizione". Santarcangelo dei Teatri è, nella ricorrenza del proprio trentennale, "Orizzonte e memoria", è brechtianamente "Tamburi nella notte", è "una ragnatela di sentieri" tracciati con delicatezza e poesia. A Castiglioni e al codirettore che egli ha voluto accanto a sé, il giornalista Massimo Marino, spetta ora il difficile compito di affrontare un momento storico caratterizzato da grave carenza di mezzi a sostegno dell'arte. Trovare equilibri per il presente e il futuro di un festival che è sempre stato in stretto rapporto con il proprio tempo, invita i direttori a costruire ancora nuove possibilità di relazione col pubblico, allargando anche la rete di contatti che fanno della manifestazione un momento annuale di incontro e confronto tra osservatori internazionali e artisti. Si è sviluppato in questo contesto il "Quotidiano del festival", testata diretta da Gianni Manzella e coordinata da Marino, che già dagli ultimi anni della direzione de Berardinis, ospita sguardi e testimonianze, animando costantemente il dibattito. Le geografie artistiche secondo Castiglioni vanno da Leo de Berardinis a Giuliano Scabia, da Hideo Kanze a Sotigui Kouyaté, da Rézo Gabriadzé a Massimo Schuster, da Franco Scaldati a Mimmo Cuticchio, Claudio Morganti e Alfonso Santagata, fino alla Compagnia Pippo Delbono e a Marcido Marcidoris, Tam Teatromusica, Raffaella Giordano e Teatro delle Briciole. Il panorama comprende anche I Magazzini e la "colonna romagnola", punta di diamante della ricerca e parte integrante della storia del festival: Socìetas Raffaello Sanzio, Teatro Valdoca e Teatro delle Albe, cui si aggiungono oggi nuove identità artistiche forti come Motus, Fanny & Alexander e gli emiliani Teatrino Clandestino e L'Impasto. Ma ancora più folte sono le schiere delle realtà emergenti tra cui vanno ricordati Spiro Scimone, Libera mente, Babbaluck, Agar, Teatro del Lemming, Accademia degli artefatti, Domenico Castaldo.

Il festival nato come "teatro in piazza" ha destinato in questi anni il palco centrale ai concerti di musica etnica, il festival che è laboratorio non tralascia l'aspetto dei seminari e degli incontri né la relazione con l'editoria, il festival del paese senza teatro reinventa a ogni edizione nuovi spazi scenici, nutrendo l'immaginario teatrale di architetture e spiagge, anfiteatri naturali e capannoni industriali, grotte e colonie abbandonate.

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